Non so chi abbia inventato i tacchi alti... Ma tutte le donne gli devono molto! M.M.

Pubblicato da: The Pump Factory Milano In: The Shoeaholics Club Pubblicato il:

Storia di una scarpa che ha imparato a volare.

Nessuno sa esattamente come e quando qualcuno ha deciso di inventare i tacchi. Si potrebbe disquisire per ora sulla paternità del tacco a stiletto.

Le famose chopines o zeppe sono state create in Turchia nel 1400 e solo verso la metà del 1660 si poterono ammirare in tutta Europa. Queste calzature erano molto particolari perché potevano avere dei rialzi in sughero o legno di 8-10 cm, ma talvolta anche di 18-20 cm, misura che richiedeva alle donne di usare bastoni o addirittura servitù per aiutarle a restare in equilibrio.

Infatti, sia le concubine cinesi che le odalische turche indossavano scarpe alte, costringendo gli studiosi a ipotizzare che i tacchi fossero utilizzati non solo per ragioni estetiche, ma anche per impedire alle donne di fuggire dagli harem.

Il 1500 fu sicuramente il periodo di effettiva crescita e sviluppo della scarpa con i tacchi: finalmente la scarpa era costruita in due pezzi, base e tacco.

A noi piace  credere che l’idea sia venuta a una donna, una italiana ovviamente. Caterina De’ Medici, che per essere all’altezza – letteralmente – del suo sposo, il duca di Orleans futuro re di Francia, usava tacchi alti 7 centimetri. Era il ‘500, ma da lì in poi la moda si diffuse e i tacchi ebbero grande successo nel ‘600 e nel ‘700: la vanitosa Maria Tudor ne fece un must-have del suo guardaroba e anche la regina Maria Antonietta, la quale si presentò al patibolo, nel 1793, calzando nove centimetri di tacco.

E sempre in Italia nel gennaio 1953, a Vigevano, in occasione della XVI mostra mercato internazionale delle calzature, fu presentato il tacco alto, simbolo di seduzione e eleganza, che da oltre 60 anni non teme il rincorrersi delle mode e continua a ossessionare il guardaroba di ogni donna. Lo stiletto nasce, a tutti gli effetti, solo con l’idea di inserire, al posto del più delicato e fragile legno, una sottilissima ma resistente, anima di metallo all’interno del tacco in modo da permettere a questo di assottigliarsi, asciugarsi e allungarsi ben oltre ogni fantasia.

Se poi volessimo affidare a una griffe il ruolo di vera promotrice del boom del tacco a spillo ci troveremmo due fazioni:  quelli che attribuiscono la diffusione del tacco a spillo a Roger Vivier - durante gli anni al fianco del sarto più chiacchierato del mondo Christian Dior – e quelli che invece riconoscono a Salvatore Ferragamo la  fama del tacco a spillo tramite i piedi di dive come Sofia Loren e Greta Garbo. 

Ma alla fine cosa ci importa?

Quello che conta davvero è che dalla metà del secolo scorso, il tacco a spillo è entrato con prepotenza nell’immaginario collettivo come strumento di seduzione, un oggetto di culto idolatrato dai feticisti come simbolo di una femminilità sensuale.

Sono chiamate in tanti modi: decoltè, décolletées o pump. Ma sono sempre le scarpe con tacco alto e punta sagomata preferite da tutte noi.

L’iconica Pump artigianale diventa un lusso accessibile.

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